Errori SEO

Pianificare e amministrare un progetto di posizionamento organico non è semplice: l’attività richiede infatti un approccio trasversale e la capacità di considerare e gestire molteplici variabili di tipo tecnico e operativo. Inoltre, può bastare un singolo sbaglio per compromettere settimane di lavoro e rallentare in modo significativo l’andamento di crescita del sito. Per questa ragione, abbiamo deciso di realizzare una guida un cui vengono raccolti i 5 principali errori SEO, quelli che non devono mai essere commessi per non arrecare danno al proprio sito.

1. Trascurare i Metatag Title e Description

I metatag Title e Description rivestono un’importanza cruciale sia per i bot dei motori di ricerca che per gli utenti. Il Title è il titolo che viene assegnato alle singole pagine web e che viene visualizzato nelle pagine di ricerca. Per una migliore comprensione: quando si effettua una ricerca su Google, il Title corrisponde al titolo del risultato di ricerca di colore blu. La Description, ovvero la descrizione della pagina, corrisponde invece al testo in grigio posizionato dopo il Title.

 

I due metatag devono essere sempre compilati; non solo, essi devono essere scritti secondo le buone norme del SEO copywriting: entrambe devono contenere al proprio interno la parola chiave principale, possibilmente nella parte iniziale del testo. Il Title non deve superare le 60 battute, la description ideale ha invece una lunghezza ideale compresa tra le 130 e le 145 battute. 

Infine, è bene ricordare che Title e Description hanno anche una forte valenza per gli utenti, poiché è in funzione dei metatag che l’autore della ricerca sceglie su quale risultato cliccare: pertanto devono essere il più possibile accattivanti e informativi

2. Il keyword stuffing

Nella SEO, l’inserimento delle parole chiave all’interno delle pagine rappresenta un importante fattore di posizionamento. Questa norma, però, ha progressivamente perso rilevanza nel corso del tempo – anche perché Google è oggi in grado di interpretare semanticamente i contenuti e di comprendere il loro search intent anche a prescindere dall’inserimento della keyword.

Ad oggi, non c’è dubbio che l’utilizzo delle parole chiave nei testi sia una risorsa da sfruttare a proprio vantaggio, a patto però che venga fatto nel modo giusto, con equilibrio e in maniera naturale. L’eccessiva ricorsività di una o più parole chiave, infatti, è un approccio SEO dannoso, che i bot sono facilmente in grado di riconoscere e che viene definito keyword stuffing. La quantità di ricorrenze delle parole chiave deve essere commisurata alla lunghezza del testo e, soprattutto, alle buone norme di scrittura, senza esagerare ed evitando forzature grammaticali o sintattiche.

3. Trascurare o copiare i contenuti testuali

I contenuti testuali sono ritenuti a pieno titolo il principale fattore di posizionamento organico. Scrivere testi dettagliati, ricchi di informazioni precise ed esposti in modo facilmente fruibile significa dotarsi di una risorsa SEO fondamentale per favorire la scalata delle SERP. Un errore molto comune è quello di non prestare la giusta attenzione ai contenuti testuali: pagine con poco testo, contenuti scritti male e scarsamente informativi o, peggio ancora, copiati da altri siti, rappresentano un ostacolo quasi sempre insormontabile per chi aspira a raggiungere buoni risultati SEO. 

 

Se un contenuto di scarsa qualità è responsabile di un mancato miglioramento del posizionamento organico, con i testi duplicati da altre piattaforme i rischi sono ancora maggiori in quanto, con ogni probabilità, il sito autore del plagio viene penalizzato da Google, ovvero retrocesso o completamente eliminato dalle SERP di proprio interesse: un rischio che non vale assolutamente la pena di correre.

4. Non gestire i permalink delle pagine

Il permalink è l’URL completa che permette di identificare in modo univoco una specifica pagina web. L’URL non è solo utile a rendere accessibili le risorse della rete, ma riveste anche un’altissima rilevanza SEO: ecco perché i permalink devono essere scritti in modo SEO friendly.

 

Nello specifico, i permalink dovrebbero essere composti da parole – e non da codici alfanumerici di difficile interpretazione – e devono permettere di comprendere il percorso di navigazione che consente l’accesso alla risorsa.

 

A scopo esplicativo, presentiamo qui due esempi di permalink.

 

Permalink non ottimizzato:

 

www.nomesito.it/?p=101

 

Permalink ottimizzato:

 

www.nomesito.it/servizi/servizio-1

 

Come facilmente notabile, il secondo esempio mostra un permalink ottimizzato sotto tutti i punti di vista in quanto ripercorre il percorso di navigazione (home del sito – pagina generica dei servizi – servizio specifico) ed è formato da parole comprensibili sia per l’utente che per i bot.

Non trasmettere la sitemap ai motori di ricerca

Come ricordato anche da Google, la sitemap è un file che fornisce tutte le informazioni utili ai bot per comprendere la struttura di un sito web e rendere più facilmente accessibili tutte le risorse offerte, oltre a mostrare la correlazione tra di esse. Lo sviluppo e la trasmissione a Google della sitemap del sito permette di velocizzare in modo esponenziale il processo di indicizzazione dello stesso, oltre a garantire che tutte le risorse contenute al suo interno (pagine, video, immagini, articoli del blog, ecc.) vengano riconosciute e correttamente scansionate dal motore di ricerca. Il mancato invio della sitemap rappresenta un errore marchiano in ottica SEO che deve assolutamente essere evitato.

 

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